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PERCHE’ IN FONDO SANREMO E’ SEMPRE SANREMO

(RP) – La prima serata.

Un festival tanto atteso quanto voluto. Un festival quello di quest’anno che ci regalerà grandi soddisfazioni, tra canzoni e meme viventi. Un festival che vuole far parlare la musica e tutto il dietro le quinte. Un festival all’insegna dell’amore tema principale di tutte e 26 le canzoni gara. Un festival che Popolare, in senso buono, che ci fa scoprire al grande pubblico di Rai1 cantati poco conosciuti e ripropone vecchie glorie, quasi a voler ricordare che “finché la barca va, lasciala andare…” in fondo vuoi non tornare dopo 29 anni sul grande palco di Sanremo?
Una prima serata piena di soprese a iniziare da Arisa che con la canzone «Potevi fare di più» trasmette emozione e sentimento. Semplicemente da pelle d’oca. Un testo e una melodia grazie ai quali perdono il bracciale d’oro sul polsino del tailleur e la lunghezza sbagliata dl pantalone. Un sesto posto ingiusto, ma siamo solo alla prima serata.

Francesca Michielin & Fedez, con «Chiamami per nome» tornano a regalarci un pezzo che ci accompagnerà per mesi e che sentiremo spesso in radio. La Michelin è cresciuta tanto, un’artista completa che già con il suo ultimo album ha dimostrato di meritare un posto tra i big. Fedez visibilmente emozionato e teso, con Sanremo si sta “giocando tutto”, dimostrando che non è solo il marito della Ferragni. A mio personalissimo parare, non c’era bisogno di partecipare al Festival per dimostralo, ma si sa in Italia sono/siamo tutti bravissimi a giudicare e commentare con cattiveria chi è riuscito a realizzare i propri sogni e ritagliarsi un posto di successo. Dovremmo ricordarci che i nostri nomi sono tutti “scritti a matita…”.
Tra i meno conosciuti al grande pubblico ColapesceDimartino, «Musica leggerissima», Coma Cose, «Fiamme negli occhi» e Madame con «Voce». Tre canzoni degne di nota, personalmente tra i tre ho preferito Madame, sia per testo che per melodia, sicuramente hanno influito il guantino scintillante che ricordava Michael Jackson e il presentarsi a piedi scalzi sul palco.
Aspettavo con ansia Aiello con «Ora» e i Maneskin con “Zitti e buoni». Con delle esibizioni da 10 che meritano di essere viste in prima serata e che si meritavano un pubblico in sala. Personalmente di entrambi preferisco altre canzoni, difficilmente arriveranno prime in classifica. «Marlena», «Vent’anni», «Vienimi» e «Arsenico» avrebbero regalato sicuramente più gioie. In ogni caso guardare i Maneskin esibirsi ha riportato alla luce vecchi, ma mai sbiaditi ricordi, delle esibizioni dei Finley (2008) e dei Tokio Hotel (2010): avanguardia pura per il periodo e per il palco di Sanremo. La me adolescente fremeva orgogliosa cantando dal divano. Degne di commento anche la canzone di Annalisa «Dieci» e di Max Gazzè «Il farmacista».

Non mi esprimo sulla presenza di Ibra a Sanremo. Simpatico? Forse. Indispensabile? No. Spero e mi auguro che il ricamo sulla giacca sia stata una chicca solo della prima serata. Voto meno 10.
Sul playback di Loredana Bertè preferisco non esprimermi ma devo farlo. Dopo anni di carriera se proprio devi cantare in playback quanto meno fallo nel modo giusto!
Non mi esprimo su chi dopo 71 anni di Festival ancora scrive San Remo, vergogna!

Merita un commento a parte la performance di Achille Lauro. Non una semplice performance. Non semplice trasgressione. Non un semplice monologo. Con un richiamo alla madonnina di Civitavecchia (che dal 2 febbraio al 15 marzo 1995 avrebbe per quattordici volte stillato lacrime di sangue) e parole che per il messaggio che hanno devono arrivare al cuore e alla testa delle persone e far riflettere.
Siamo tutto e niente, attaccati a regole e costrizioni di una società che si proclama aperta e democratica ma che nel 2021 non ha ancora raggiunto la piena parità di genere, che storce il naso se due uomini si baciano in pubblico, che accusano una minigonna di aver scatenato violenza e giustificano il carnefice perché “era una bravo ragazzo”. Legati a definizioni che non ci permettono di essere, a vecchi dogmi e a pochi passi in avanti perché alla fine siamo tutti bravi a dire la nostra quando siamo protetti da un’identità digitale, ma in pochi sono pronti a togliersi la maschera per essere davvero sé stessi.

Sessualmente tutto, genericamente niente, esagerazione, teatralità, disinibizione, lusso e decadenza, peccato e peccatore, grazia e benedizione. Esistere è essere, essere è diritto di ogni uomo. Dio benedica chi è

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