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SANREMO 2021: TERZA SERATA

(R.P.) – La serata delle cover.

 

La terza serata della 71esima edizione del Festival di Sanremo inizia a tutto gas con i cantanti in gara che si esibiscono l’uno dietro l’altro a un ritmo mai visto prima.

Peccato per le cover poco elogiate e le coppie male assortite.

Ad aprire la serata è Noemi con Neffa che risulta per più di metà brano fuori sincro e poco armonizzati.

Sorvoliamo sull’egocentrismo di Neffa che scende la scalinata come se fosse lui il protagonista indiscusso del festival e che per tutta l’esibizione sibilia mezze note e mezzo passi.

Una piccola gioia ce la regalano Fulminacci con Valerio Lundini perfettamente armonizzati ed esilaranti nella loro versione di Penso positivo.

Stendiamo un velo pietosissimo su Renga e la sua esibizione, la cui unica nota positiva è stata la splendida voce di Casadilego.

Ma il problema delle terza serata non sono i cantanti e il non azzeccare una nota, anche la regia si diverte sbagliando il tempo delle inquadrature.

Capita siamo tutti umani ed è questo il bello della diretta, soprattutto quando segui il Festival in contemporanea su Twitter: popolo dallo humor spettacolare.

Degna di nota l’esibizione di Fasma con Nesli, sarò di parte? Sì, perché La fine è davvero una bella, bellissima canzone sia come testo sia come melodia.

E, dopo un Bugo che nemmeno di fronte all’energia dei Pinguini Tattici Nucleari riesce a lasciarsi andare e divertirsi (mi fa una tenerezza) passiamo alle gioie della serata.

Una delle accoppiate più riuscite dai tempi di Cigno nero quella di Francesca Michelin e Fedez sono riusciti a rendere omaggio a tutti gli artisti del medley con maestria. *applauso*. I Maneskin con Manuel Agnelli tirano letteralmente giù l’Ariston con la loro esibizione. L’unica cosa che sorge spontaneo chiedersi è se i quotidiani nazionali scriveranno della scollatura di Agnelli come di quella di Annalisa.

La Queen della serata è in ogni caso Orietta Berti che ricorda ai suoi colleghi e a tutti noi che essere intonati non è fuori moda, ma è necessario e sufficiente per riuscire a padroneggiare e riempire il palco pur rimanendo con i piedi ben saldi a terra.

Anche Annalisa accompagnata da Federico Poggipollini e Malika Ayane con il brano di Insieme a te non ci sto più rendono omaggio alle canzoni e alla musica con la “M” maiuscola.

 

Bravi tutti ma passiamo al quadro di Achille Lauro che in questa terza serata mette in scena il Pop.

“Sono il Pop.

Presente, passato.

Tutti, Nessuno.

Universale, censurato.

Condannato ad una lettura disattenta,

Superficiale.

[…]

Divento banale, mi riducono ad un’idea.

Antonomasia di quelli come me.

Rinchiudere una persona in un disegno.

Ma io ero molto di più.

Il pregiudizio è una prigione.

Il giudizio è la condanna.

Dio benedica gli incompresi”.

 

La musica pop da sempre demonizzata e sottovalutata dai “grandi intellettuali” che “io ascolto solo Rock, il pop è così commerciale”. Davvero? perché i tuoi cantanti rock non mettono in vendita i loro dischi e il loro merchandising? Non ti chiedono di pagare per assistere al concerto? Il pop è giudicato male, non preso sul serio, ricondotto alle semplici canzonette d’amore. Il pop è un po’ come noi, è uno di noi. Perché tutti noi siamo molto di più di quello che gli altri vedono e di quello che noi mostriamo. Siamo tutti vittime e carnefici di pregiudizi e letture o prime impressioni frettolose. Siamo tutti la maschera che ci affida il nostro interlocutore. Quindi smettiamola, prendiamoci meno sul serio e con orgoglio urliamo che noi ascoltiamo il pop, che noi siamo pop, che noi siamo semplicemente e orgogliosamente noi!

Incompresi? Forse, ma alla fine siamo noi a doverci capire e amare.

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